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James Joyce e la decostruzione della comunicazione

Il 16 giugno, appassionati di letteratura e di James Joyce hanno celebrato il Bloomsday: uno dei più grandi festival di Dublino dedicato al monumentale romanzo del 1922 di James Joyce, Ulisse. Bloomsday, chiamato così in onore di uno dei  personaggi principali del libro: Leopold Bloom, coincide con il giorno in cui si svolge l’intero romanzo.

Il classico modernista è noto per essere difficile da leggere. Nell’Ulisse, Joyce capovolge completamente l’iconica Odissea di Omero ambientandola nella Dublino dell’inizio ventesimo secolo. Invece di viaggiare per il Mediterraneo, l’opera è ambientata in una sola città e il nostro Odisseo evita deliberatamente la sua Itaca, sapendo che la sua Penelope è infedele.

Il Daybook di Joyce

Il modernismo è stato un movimento letterario che ha sperimentato metodi alternativi di raccontare una storia e comunicare. Ulisse è spesso definito il “daybook” di Joyce; porta il lettore dentro la mente del personaggio. I pensieri sono espressi nella loro forma più pura: non rifiniti, non appesantiti dalla punteggiatura o, a volte, dalla logica. Questo flusso di coscienza è ciò che rende l’Ulisse difficile da leggere, ma non è tutto. L’odissea di Joyce è un’odissea in tutti i sensi della parola: un viaggio anche attraverso diversi stili letterari.

Un altro motivo per cui l’Ulisse è definito “daybook” è in contrapposizione al successivo classico di Joyce: Finnegans Wake. Se l’obiettivo dell’Ulisse era esprimere la coscienza pura, Finnegans Wake vuole rivelare l’inconscio.

Il Nightbook

Come agenzia di comunicazione, siamo ben consapevoli che “il medium è il messaggio“, tuttavia Joyce ha portato questa idea alle estreme conseguenze. Finnegans Wake è, essenzialmente, illeggibile. Joyce si oppone deliberatamente a tutte le convenzioni e preconcetti contenuti nel linguaggio: cercando, così, di rimuovere il messaggio dal medium, cioè la lingua. Il libro è tecnicamente scritto in inglese, ma lo perverte e trasforma. Se Ulisse è stato un viaggio attraverso Dublino, la mente e gli stili letterari, Finnegans Wake è una lotta per la libertà dalle convenzioni, dall’ordine e dalla comunicazione.

È difficile non vedere un parallelo tra ciò che Joyce voleva mostrare, decostruendo la comunicazione, e il panorama politico odierno. Finnegans Wake è stato scritto tra il 1923 e il 1939, un periodo in cui i governi fascisti di destra stavano salendo al potere. Lo stesso, in un certo senso, sta accadendo oggi con i paesi occidentali che si spostano sempre più a destra. È una lotta tra idee conservatrici, che mirano a omologare la cultura e la società, e la natura eterogenea e prismatica dell’esperienza. Questo conflitto è anche rappresentato nella lotta tra maschile e femminile, tra caos fertile e ordine autoritario.

Tradurre una traduzione

L’obiettivo di Joyce era, forse, autorizzare il linguaggio, non autoreggiarlo, lasciare che l’inconscio si manifestasse attraverso una comunicazione onirica e lirica, non dettarla. Pertanto, tradurre Finnegans Wake in altre lingue non è un compito invidiabile.  Il romanzo è composto da doppi sensi, parole ed espressioni provenienti da oltre 40 lingue diverse, suoni e parole inventate, rendendo la sua traduzione un lavoro estenuante. In essenza, Joyce traduce sogni in un linguaggio onirico, dunque qualsiasi traduzione sarebbe una traduzione di una traduzione.

Tuttavia, fu Joyce a chiedere al suo amico italiano Nino Frank di tradurre il Wake prima che fosse “troppo tardi”. L’autore credeva che tutto potesse essere tradotto e incoraggiava gli scrittori ad affrontare il suo “nightbook”. Tuttavia, come già accennato, non era un compito facile. Sebbene, nel corso degli anni, il romanzo sia stato tradotto in più lingue, l’edizione italiana è stata completata solo nel 2019. I traduttori Enrico Terrinoni e Fabio Pedone hanno descritto questo processo dicendo: «Ci sono voluti quasi tre anni, cinque ore al giorno, per tradurre 70 pagine che, se si fosse trattato di un testo qualunque, avrebbero richiesto sette giorni di lavoro».

Il medium è il messaggio

Joyce ha compreso che il modo in cui si dice qualcosa, di per sé, dice qualcosa. Ha visto come la comunicazione coinvolga strati di significato, gerarchie e storia e, così, ha cercato di abbatterli tutti. Finnegans Wake è un “collidescope” di comunicazione, un ribaltamento in stile Ulisse della Torre di Babele, in cui la vera Unità non si trova in una lingua omogenea, ma nella combinazione di lingue, suoni e musica che costituiscono il terreno fertile in cui la comunicazione prospera.

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Patrick Fasolis

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