Quando si parla di storytelling, ogni scelta comunicativa contribuisce a costruire il modo in cui una storia viene percepita. È per questo che l’ultimo trailer del film The Odyssey ha acceso un caldo dibattito online: alcuni utenti hanno criticato l’utilizzo di accenti americani da parte dei personaggi, sostenendo che questo comprometta l’autenticità storica del racconto.
La discussione solleva quindi una domanda strategica anche per il mondo della comunicazione: quanto conta l’autenticità assoluta e quanto, invece, la capacità di rendere un racconto culturalmente vicino alle persone?
Il problema nascosto degli accenti nel cinema
Proprio come nella vita reale, gli accenti nei film svolgono un ruolo fondamentale nella comunicazione. Un accento regionale può rivelare molto al pubblico sul background di un personaggio, ed è per questo che molti film utilizzano una “dizione neutra”: permette infatti agli spettatori di immergersi nella storia quando l’origine geografica di un personaggio non è essenziale.
Questo può valere per molti paesi, dove eliminare un accento regionale spesso significa semplicemente rendere la pronuncia più chiara; nel mondo anglofono, però, la questione è molto più complessa.
A causa dell’estensione dell’Impero britannico, l’accento inglese può variare enormemente da un paese all’altro, con numerose inflessioni regionali all’interno di ciascuna nazione. Per questo motivo, parlare con una “dizione neutra”, come avviene in paesi come l’Italia, può risultare molto più difficile. Ciò non significa però che non si sia mai tentato di farlo. A partire dagli anni ’30, gli attori di Hollywood parlavano con quello che veniva definito accento “Mid-Atlantic” o “Trans-Atlantic”. Introdotto dal fonetista australiano William Henry Tilly (1860-1935), questo accento rappresentava una fusione tra inglese britannico e americano.
Col tempo, però, l’accento “Mid-Atlantic” cadde in disuso nella seconda metà del XX secolo, e da allora gli accenti nei film storici hanno iniziato a essere utilizzati per comunicare messaggi ben precisi.
Il dilemma shakespeariano
Quando è stato pubblicato il trailer dell’attesissimo The Odyssey di Christopher Nolan, molte persone hanno criticato la scelta di utilizzare accenti americani nella versione inglese del film, sostenendo che quelli britannici sarebbero stati più appropriati. Ma i personaggi del poema sono greci (o, più precisamente, antichi antenati dei greci moderni), quindi perché un accento britannico dovrebbe essere considerato più accurato dal punto di vista storico? Parte di questa aspettativa può essere fatta risalire a Shakespeare.
Le opere del celebre drammaturgo William Shakespeare vengono rappresentate e apprezzate da oltre quattrocento anni. Sono diventate parte integrante della cultura popolare, ma hanno anche contribuito involontariamente a creare uno standard linguistico. Opere come Amleto, Giulio Cesare, Otello, Il mercante di Venezia e Sogno d’una notte di mezza estate sono ambientate in luoghi in cui l’inglese non è la lingua ufficiale, e hanno contribuito a creare nel pubblico l’aspettativa che, in questi casi, l’inglese britannico sia la scelta più appropriata.
Questa idea è stata ulteriormente rafforzata da film moderni come Il gladiatore e 300. Tuttavia, non è sempre stato così. I kolossal storici della Hollywood degli anni ’50 utilizzavano spesso sia accenti americani che britannici per rappresentare temi specifici. In I dieci comandamenti (1956), ad esempio, il personaggio di Mosè parla con un accento americano, a simboleggiare l’idea di libertà, mentre gli egiziani hanno tutti accenti britannici.
Cosa rappresenta davvero l’Odissea
È facile pensare all’Odissea semplicemente come a un antico mito greco, facendo apparire la scelta di Nolan di utilizzare accenti americani come qualcosa di incongruente rispetto alla visione di Omero. Tuttavia, è importante ricordare che un adattamento non può mai essere completamente fedele all’opera originale: sono necessari compromessi per trasportare una storia in un medium completamente diverso. Ciò che conta davvero è restare fedeli all’essenza di ciò che rende questo poema un pilastro fondamentale della cultura occidentale: l’umanità.
La prima parola del testo originale è ἄνδρα, ovvero “uomo”. È questo il vero cuore dell’Odissea: l’umanità e le difficoltà che ogni individuo affronta nel proprio viaggio verso casa. Per questo motivo, il linguaggio scelto da Nolan sembra essere una decisione deliberata, volta a rendere la storia più contemporanea e universale, avvicinando il pubblico ai personaggi nonostante gli eventi si svolgano oltre tremila anni nel passato.
Questo è il vero potere della narrazione: la capacità di comunicare così tanto non soltanto attraverso le parole, ma attraverso il modo stesso in cui una persona parla.

